Marius Watz
unlekker.net - Norvegia

Scoperto il computer all'età di 11 anni, immediatamente trovò la sua direzione nella vita. Nel 1993 iniziò a creare le prime sperimentazioni grafiche basate su forme bi e tridimensionali grazie alle sue conoscenze di programmazione precedentemente studiate.
Il suo lavoro si focalizza sulla generazione di forme mediante algoritmi, sia statiche che animate o interattive.
In particolare il suo stile richiama un certo edonismo visuale, marcato da figure organiche ricche di colori.
Marius Watz vive attualmente a Berlino dove lavora e insegna Computational Design all’Universität der Künste.

 
Limiteazero

Duo milanese attivo dagli ultimi anni del '900.
Fervidi sostenitori della promiscuità disciplinare e della produzione ibrida, miscelano irriverentemente linguaggi eterogenei provenienti dall'architettura, dal design, dall'arte, dalla matematica, dalla musica elettronica, dalla comunicazione di massa, dal fashion, dalla fisica e dall'elettrotecnica per distillare manufatti meticci di dubbia identità.
Deliberatamente sospesi in uno spazio teorico compreso fra la composizione algoritmica e la produzione materica di forme che la esprimano, mirano alla definizione di un valore del limite tendente al punto di origine di un sistema cartesiano che abbia per assi coordinati la dimensione fisica e la dimensione digitale. Cosa che perseverano ostinatamente a ritenere sensata nonché obiettivo meritevole.
Nonostante la loro incredulità è in corso di realizzazione una personale antologica dei loro lavori, che sarà presentata a Milano nella primavera 2006.

 
Alessandro Capozzo

Alessandro Capozzo, media artist e designer  - di formazione umanistica, ha svolto studi musicologici e frequentato corsi di composizione e musica elettronica -  si occupa  da diverso tempo di arte digitale rivolgendo in particolare la sua attenzione all’ambito delle poetiche del software. Attualmente la sua ricerca  si focalizza nella creazione di software estetici generativi/interattivi e di installazione multimediali.
Sinetsi di questo percorso è il progetto Abstract-Codex il cui  principale obiettivo consiste nell’indagare le possibilità offerte dalla programmazione come medium espressivo. In quest’ottica il codice è la materia formante l’opera digitale e allo stesso tempo processo creativo (svelato): gli algoritmi e le strategie computazionali emergono quindi come elementi costruttivi minimi e generatori di micro/macro organizzazioni formali. Questo approccio si prefigge il raggiungimento di una modulazione coerente della soggettività dei contenuti attraverso un uso idiomatico del medium.
Negli ultimi anni diversi suoi lavori sono stati selezionati per festival e mostre internazionali.

 
Fabio Franchino

Si sente parte di una strana categoria, nella quale convivono paradossalmente un’attrazione verso il design e l'estetica, e il bisogno dell'elaborazione matematica attraverso la programmazione.
Lavora principalmente nell'ambito digitale, in campo visivo, performativo e installativo, in particolare facendo uso e spesso abusando delle possibilità di interazione fra audience e opera, creando equivoci e logiche randomiche.
Caso, casualità, causa-effetto, tempo indefinito, sono i fattori comuni di tutta l’attività creativa. Le modalità per provocare e scaturire eventi e modificazioni possono cambiare, ma in tutte rimane la possibilità che il risultato non possa essere previsto ... come la vita del resto.